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Time's Arrow or the Nature of the Offence (1991): Martin Amis rilegge Primo Levi

Luigi Gussago

Abstract


Nella postfazione al suo romanzo Time's Arrow or the Nature of the Offence (1991), Martin Amis fa esplicito riferimento all'importanza dell'opera di Primo Levi e delle sue riflessioni sull'olocausto. In questo substrato testimoniale, espresso soprattutto in Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati, e ripreso dal personaggio principale di Time's Arrow, con finalità retoriche a volte diametralmente opposte, si inserisce un impianto narrativo tipicamente picaresco, in cui la memoria individuale, poco attendibile, di un criminale, si fa promotrice di un ambizioso progetto di rivisitazione grottesca della storia dell'olocausto visto a ritroso. Nel tentativo di appropriarsi del linguaggio degli internati, fulcro della narrazione di Levi, e del gergo dei carcerieri, con l'asetticità crudele di perifrasi come "soluzione finale" o "trattamento speciale," il picaro mette in guardia il lettore sulla confusione dei ruoli fra vittima e carnefice, e su come questo fatto fornisca una giustificazione alle forme più astruse di revisionismo e perdonismo storico. Mentre Levi combatté con la ragione e la logica dello scienziato ogni tentativo di mitizzare la storia della persecuzione ebraica (rifiutando persino il termine "olocausto", da lui considerato troppo conciliante), il protagonista di Amis, tradendo il libero pensiero picaresco, finisce col ricercare le radici mitologiche, e quindi una giustificazione ritualistica, del male.

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Spunti e Ricerche. Rivista d'italianistica.
ISSN (Print): 0816-5432.
ISSN (Electronic): 2200-8942.