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Alcune riflessioni antropologiche sulla storia della prostituzione in Italia

Amalia Signorelli

Abstract


È grazie al pensiero femminista e alla riflessione dell'antropologia culturale contemporanea sui fondamenti della propria epistemologia se oggi possiamo renderci conto di un fatto, in passato così ovvio e indiscusso da essere praticamente invisibile: coloro che praticano la prostituzione, non hanno mai parlato di sé in quanto praticanti. Fino a tempi molto recenti sono mancate, sistematicamente, le parole degli attori/attrici, i discorsi che potrebbero rendere esplicito il senso (significato e valore) che l'agire ha per i soggetti che agiscono. Ma il punto non è: fare domande. Se si chiede a una prostituta se ha contratto malattie veneree e a una docente universitaria se ha letto i classici inclusi nel canone letterario, qualsiasi risposta si ottenga, essa non farà che confermare lo stereotipo di prostituta e di docente universitaria che aveva in mente chi ha formulato le domande. II problema è quello, al cuore di ogni tentativo di produrre conoscenza antropologica, della traducibilità di ogni esperienza umana, individuale o collettiva, in un linguaggio che non è quello dei soggetti umani protagonisti dell'esperienza stessa.

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Spunti e Ricerche. Rivista d'italianistica.
ISSN (Print): 0816-5432.
ISSN (Electronic): 2200-8942.