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Alessandro Manzoni e Primo Levi sulla funzione etica della letteratura

Gianluca Cinelli

Abstract


Quello del male, accanto ad altri temi quali l'ironia, il rapporto fra invenzione e vero e la domanda sull'utilità della letteratura, è comune a Alessandro Manzoni e Primo Levi. Se per Manzoni la questione del male è inseparabile dalla critica dell'ingiustizia nella storia, per Levi essa coincide con l'esperienza del Lager di sterminio nazista e con la difficoltà di portare testimonianza dell'offesa subita. Per entrambi, però, la domanda sul male coinvolge anche un'interrogazione sulla funzione della letteratura, che deve anzitutto essere una pratica "utile". Lo scrittore torinese cita Manzoni in diversi punti della sua opera, pertanto in questo articolo mi propongo di analizzare e interpretare, soprattutto in Storia della colonna infame e ne I sommersi e i salvati, il modo in cui i due scrittori concepiscono la letteratura come il mezzo ideale per interrogarsi sull'enigma del male e della sua propagazione.

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Spunti e Ricerche. Rivista d'italianistica.
ISSN (Print): 0816-5432.
ISSN (Electronic): 2200-8942.